Perché bisognerebbe pensarci due volte prima di ricorrere alle protesi

Aumento del seno tramite protesi

Anche nel 2016 l’International Society of Aesthetic Plastic Surgery ha diffuso il suo report sulla diffusione della chirurgia estetica. Com’era facilmente prevedibile, la mastoplastica additiva è tutt’ora al secondo posto, dopo la liposuzione, tra gli interventi più diffusi, con ben 310,444 procedure eseguite negli Stati Uniti nel solo 2016.

Evidentemente avere una figura più prosperosa e femminile è un’esigenza molto sentita, ma siamo davvero sicuri che ci sia bisogno di un’operazione chirurgica per ottenerla?

Per quanto l’intervento di mastoplastica sia considerato piuttosto sicuro e venga eseguito con grande frequenza si tratta comunque di un approccio di tipo invasivo e come tale necessita di un’accurata riflessione preliminare.

Innanzitutto bisogna considerare tutte le implicazioni che un intervento chirurgico comporta: la fase post-operatoria (il cui tempo può variare da paziente a paziente), una medicazione piuttosto pervasiva, nausea, vomito e dolore.

In secondo luogo è sempre bene prendere in considerazione le possibili complicazioni, perché, esattamente come ogni altro intervento chirurgico, anche la mastoplastica presenta i suoi rischi generici e specifici.

Perché è meglio pensarci due volte

Il problema più comune è la cosiddetta contrattura capsulare. Il corpo, infatti, tende a formare uno strato protettivo tra i suoi tessuti e un corpo estraneo che venga a trovarsi al suo interno (come può essere una protesi mammaria). Nel caso della mastoplastica questo strato si chiama capsula e quando la capsula si indurisce eccessivamente in seguito a un’infezione si ha una contrattura capsulare i cui sintomi sono dolore, durezza dell’impianto e in alcuni casi deformazione della mammella. La cura è sempre chirurgica e non esiste un modo per escludere del tutto questa complicanza, che in effetti non rappresenta un rischio per la salute ma può rendere del tutto inutile il lavoro eseguito.

Le infezioni sono rare e per ridurne ancora di più l’incidenza la paziente è sottoposta a una profilassi antibiotica prima e dopo l’operazione. I casi di alterazione di sensibilità di solito si risolvono nel giro di pochi mesi (pochissimi sono permanenti); tutti gli interventi chirurgici, infine, lasciano una cicatrice il cui processo di guarigione varia da individuo a individuo, così come i dolori che possono durare anche fino a sei mesi-un anno dopo l’intervento.

Una volta considerati i rischi effettivi che un intervento comporta, è bene pensare anche al suo impatto emotivo. Anche conformemente ai canoni di bellezza più recenti (che rispetto agli anni ’90 privilegiano un aspetto naturale e ben proporzionato) non sono pochi i casi in cui la paziente si trova a sottoporsi a un secondo intervento per correggere e rimpicciolire una misura eccessiva, scelta con un po’ di superficialità. Disinformazione e leggerezza intorno alla chirurgia plastica sono infatti ancora un problema: da un lato si tende a demonizzarla e dall’altro ad attribuirle una sorta di potere magico che ci renderà tutti divi di Hollywood. Un altro aspetto che può essere problematico è appunto il dover fronteggiare aspettative poco realistiche e la conseguente delusione. Il bisturi non è una bacchetta magica e un intervento estetico (anche il più riuscito) non risolve per miracolo tutti i problemi di autostima. Inoltre le protesi non durano tutta la vita: bisogna mettere in conto i controlli periodici e le eventuali sostituzioni che prima o poi potrebbero rendersi utili.

In conclusione, senza in alcun modo demonizzare la chirurgia plastica, è importante essere consapevoli che un intervento è una cosa seria e come tale va attentamente ponderato. Meglio pensarci due volte prima che correre ai ripari poi.